Vulvodinia
Sintomi e cura della vulvodinia
“Il dolore è un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole, associata a danno tissutale reale o potenziale, o comunque descritta in tal modo”.
(International Association for the study of Pain, IASP)
La vulvodinia è definita come sindrome dolorosa cronica localizzato nell’area vulvare e persistente da 3 a 6 mesi, in assenza alterazioni vulvari visibili clinicamente e in assenza di patologia neurologica identificabile.
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Scopri di piùStoria
L’iperestesia vulvare era già stata descritta nel XIX secolo, anche se con termini e comprensioni molto diversi da quelli attuali.
Le prime segnalazioni storiche:
1880 – T. G. Thomas: Fu il primo a descrivere la condizione come una “iperestesia della vulva”, attribuendola a un’eccessiva sensibilità delle fibre nervose nella mucosa vulvare.
1888 – Dott. Skene: “malattia caratterizzata da un’ipersensibilità della vulva… senza alcuna manifestazione esterna visibile”. Le pazienti, al solo tocco delle aree iperestesiche, provavano dolore così intenso da piangere
Epidemiologia
Recenti studi indicano che tale disturbo colpisce fino al 18% delle donne, anche se tali dati potrebbero essere sottostimati, per di patologie non diagnosticate a causa di una non adeguata formazione del personale specialistico.
Spesso il problema viene relegato come di natura psicologica e poco rilevante, e le stesse pazienti possono essere riluttanti a parlare dei sintomi della vulvodinia che sono percepiti come insoliti e imbarazzanti.
Da cosa è provocata la vulvodinia?
E’ provocata da uno stato di infiammazione cronica dovuto ad un aumento delle terminazioni nervose libere associato ad aumento dei mastociti.
In particolare, è stato dimostrato come i mastociti abbiano un ruolo primario nell’instaurare e mantenere reazioni infiammatorie della mucosa vulvare mediante sostanze pro infiammatorie (t NGF - Nerve growth factor).
- L’infiammazione cronica tramite i mastociti e il NGF va ad influenzare la regolazione del locale sistema dolorifico, incrementando ed alimentando il dolore percepito, e aumentando il numero di fibre nervose coinvolte (circuito di automantenimento del dolore : le sostanze proinfiammatorie continuano ad essere prodotte anche quando l’agente scatenante è stato eliminato; ne risulta che il tessuto rimargina, torna sano, ma la paziente continua ad avere i sintomi della patologia).
Le cause iniziali di questa infiammazione dolorosa possono essere varie (pregresse infezioni da papilloma virus (HPV), candidiasi croniche ricorrenti, vaginosi batteriche ricorrenti, alterazioni del pH vaginale, uso di agenti chimici detergenti irritanti, traumi sessuali o trattamenti terapeutici invasivi) ma portano tutte alla stessa condizione clinica invalidante e cronica.
- In donne con vulvodinia si sono dimostrate alterazioni genetiche nella risposta infiammatoria e dell’attività muscolare vulvo-perineale.
- La muscolatura del pavimento pelvico assume un ruolo importante nei meccanismi patogenetici della vulvodinia, ciò in particolare per la frequente condizione di ipertono. Si è ipotizzato che l’ipersensibilità vestibolare destabilizzi la muscolatura del pavimento pelvico. Infatti dove la componente sottocutanea è interessata da uno stimolo doloroso, la struttura muscolare locale reagisce aumentando la propria tensione, come reazione naturale di difesa per proteggere l’area dal dolore. In buona sostanza la tensione muscolare è conseguenza del dolore vulvare.
Sintomi della vulvodinia
- Dolore, fastidio, bruciore (sensazioni variamente descritte dalle pazienti)
- Ipercontrattilità della muscolatura vulvoperineale
- Alterazioni del desiderio sessuale
- Alterazioni della risposta all’eccitamento
- Alterazioni del raggiungimento dell’orgasmo
- Dispareunia
- Sindrome depressive
Opzioni terapeutiche
Essendo la fisiopatologia della vulvodinia ancora incerta e verosimilmente multifattoriale, un singolo o una combinazione di trattamenti possono agire in modo non uniforme in tutti i casi.
Non esiste quindi un protocollo standard di terapia per curare la vulvodinia, ma va personalizzata e regolata secondo un feedback continuo tra medico e paziente.
- Farmaci e integratori neurotrofici e neuromodulanti (Antidepressivi triciclici, modulatori del dolore, antidolorifici, modulatori della risposta mastocitaria)
- Elettrostimolazione antalgica (Tens)
- Riabilitazione della muscolatura del pavimento pelvico (biofeedback)
- Infiltrazione locale di anestetici locali o grasso autologo
- Agopuntura
Fattori di rischio psicologici
Lo stress psicologico è frequentemente associato a questa patologia, ma è da ritenersi conseguenza di un dolore cronico, invalidante e misconosciuto e non quindi causa della vulvodinia.
Quando è presente una sindrome da distress cronico, frequentemente si associa un’iperattivazione cronica di sostanze pro infiammatorie e dei mastociti, che quindi contribuiscono ad incrementare il circolo vizioso di flogosi e dolore.
Aspetti sessuologici
Le donne affette da vulvodinia hanno meno rapporti sessuali, maggiori difficoltà a raggiungere orgasmo e in più della metà dei casi calo del desiderio sessuale secondario a dispareunia (rapporto sessuale doloroso).
Vulvodinia e candida
Esiste un’evidenza di associazione tra vulvodinia e Candida ricorrente in ¾ delle pazienti.
E’ stato osservato che queste pazienti presentano un’alterazione genetica in una proteina che contrasta l’infezione da Candida (mannose binding lectine) e un’ipersensibilità a costituenti di superficie della Candida.